IL CENTRO
domenica 11 marzo 2001
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Lo psichiatra parla di disagio
La lezione di Andreoli "Giovani soli e spaventati"

di Diana Pompetti

"La comunita` non e tutto, ma un momento del recupero" 

Si chiude la due giorni di convegno organizzata dal Ceis a 20 anni dalla nascita

PESCARA. Parla dei giovani, di quelli che "giocano e sfidano la morte", di quelli che vogliono "tutto e subito", di quelli che "non hanno desideri". Ammutolisce la platea quando dice che "se vuoi capire la violenza devi capire che cos'e` la paura". La lezione di Vittorino Andreoli apre la seconda e ultima giornata del convegno nazionale organizzato dal Ceis, nel ventennale della fondazione dell'associazione. In un'ora lo psichiatra affronta il disagio giovanile e, a qualche settimana dalla strage di Novi Ligure, e` chiaro quando dice che "i ragazzi estremi sono quelli che uccidono e a volte si uccidono attraverso suicidi lenti". Nel tema della sua relazione ha inserito la parola tempo "perche` la percezione del tempo e` una dimensione per capire i giovani e per condizionare le strategie di resistenza".

PESCARA. E' ricco di spunti il momento di riflessione che il Ceis, il centro di solidarieta` di Pescara, ha voluto promuovere a vent'anni dalla sua fondazione. L'associazione, impegnata nel campo della prevenzione del disagio giovanile e del recupero della tossicodipendenza, ha chiuso ieri la due giorni di convegno nazionale che si e` svolta a Montesilvano. Un appuntamento nel corso del quale addetti ai lavori e non si sono confrontati su tanti temi d'attualita`. 

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Il tavolo dei relatori che hanno partecipato all'ultima giornata di lavori del convegno Ceis
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La platea durante il convegno di ieri mattina

Ieri, dopo la lezione di apertura affidata allo psichiatra Vittorino Andreoli, c'e` stato l'intervento di Luigi Cancrini, psicoterapeuta, direttore del comitato scientifico dell'osservatorio permanente sul fenomeno droga, che ha parlato del ruolo delle comunita` terapeutiche nel terzo millennio. "La comunita`", ha detto Cancrini, "non e` la salvezza, ma un passaggio del percorso di una persona. La comunita` non e` la terapia, e` un pezzo della terapia".
Cancrini si e` soffermato soprattutto sull'uscita dalla comunita`, un momento particolare in ogni percorso terapeutico. "Un periodo difficilissimo e importantissimo", ha spiegato, "perche` la vita e`fuori. Per questo bisogna sempre ricordare e ricordarci che la comunita` e` necessaria, ma non e`tutto. Noi operatori dobbiamo sempre ricordarci che non siamo al centro del mondo e che bisogna porsi dei limiti. E' necessario avere la percezione di esserci nel percorso di recupero".
Cancrini ha ricordato gli inizi, negli anni Settanta, delle attivita` di recupero dei tossicodipendenti, le prime esperienze di comunita` a Roma finite con l'irruzione della polizia e la forte convinzione di continuare a esserci. "C'e` una cosa che non bisogna mai dimenticare", ha detto, "bisogna dare un tetto a chi non ha niente".
Alla giornata di ieri ha partecipato anche il vice presidente nazionale del Ceis Quan Corelli.
Dopo l'intervento di Cancrini, c'e` stato quello di don Egidio Smacchia, presidente della Fict, la federazione italiana che riunisce le comunita` terapeutiche.
Don Smacchia ha parlato della necessita` di coordinare le varie esperienze fatte dai vari centri. "E' importante che le esperienze circolino", ha detto, "e che il mondo delle comunita` sia sempre in contatto".
Nella mattinata ci sono stati anche gli interventi di Enzo Caffarelli, fondatore e direttore della rivista "Il Delfino" e responsabile del progetto transnazionale "Integra" e di Lucio MarcotuIlio, sindaco di Penne, professore e direttore generale della Roman Style di Penne che ha parlato del reinserimento lavorativo in Abruzzo.

La sua analisi parte da casi estremi, i tanti di cui si e` occupato e si sta occupando, a cominciare dal 17enne che ha ucciso la fidanzatina nel cortile di scuola per finire al giova ne di Padova che ha assassinato il padre nei laboratori dell'universita`. Casi di cui preferisce non parlare. Il suo e` uno studio minuzioso, un esame fatto giorno dopo giorno per cercare di capire e di aiutare.
"La storia di molti giovani", dice, "e` una storia di morte di vuoto e di solitudine. Oggi i ragazzi non hanno la percezione del futuro. Il loro mondo e` iperconcreto la concretezza del consumo immediato. Vogliono tutto e subito, non possono aspettare. Si puo` proporre una programmazione ai ragazzi che non hanno la percezione del futuro? Come fanno i giovani a vivere di tappe? E' qui che bisogna intervenire, che bisogna creare dei supporti. Se in un ragazzo e e un desiderio c'e` gia` una grande risorsa. Molti giovani, infatti, sono stati espropriati dei propri desideri che sono stati ridotti a oggetti, oggetti che sono sempre gli stessi". Per lo psichiatra il desiderio, se c'e`, e` gia` una terapia. Andreoli conclude con una frase: "oggi ci sono gli eroi del nulla che si sentono soli in mezzo alla gente". La platea concorda con un lungo applauso.


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