PESCARA.
«Certo che le comunità terapeutiche sono ancora valide, solo che è
cambiata l'aria: da un anno il cancello della nostra struttura è aperto
per consentire ai ragazzi di svolgere appieno il programma culturale.
Sono stati impegnati in visite a Roma, per il Giubileo, al Parco
nazionale, nei laboratori teatrali. Ogni tre mesi si fa il punto e il
programma viene modificato secondo i casi».
Milena Grilli Zanchini, ex insegnante, è impegnata da tempo nelle
attività del "Centro di solidarietà" di Pescara. Da venti
anni l'associazione si occupa del disagio giovanile con una serie di
strutture disseminate sul territorio, tra cui la comunità terapeutica
per il recupero dei tossicodipendenti, a metà strada tra Vestea e
Loreto Aprutino.
Proprio per festeggiare i venti anni di attività, il centro di Pescara
ha organizzato un congresso nazionale presieduto da Milena Grilli sul
tema del disagio giovanile, che si terrà in città il 9 e il 10 marzo
con la partecipazione di psichiatri, psicologi, sociologi chiamati ad
affrontare le dinamiche dei disagio sotto vari approcci: la scuola, la
famiglia, i progetti di formazione. Ma cosa è cambiato dal 1981, quando
l'associazione iniziò a muovere i primi passi in città, ad oggi? E,
soprattutto, cosa è cambiato da allora nel disagio giovanile e
nell'eterno scontro generazionale tra genitori e figli, anche alla luce
degli ultimi, drammatici episodi consegnati dalle cronache, come il
delitto di Novi Ligure?
«Quello di Novi Ligure» spiega Milena Grilli, «è un caso estremo. Ma
il disagio sociale ed esistenziale tra i giovani è in aumento, ed è
spesso legato alla mancanza di prospettive per il futuro. La
conflittualità con i genitori è un problema relazionale. Nel nostro
centro si presentano coppie piuttosto giovani che appaiono disorientate,
ma sono anche quelle che hanno una grande voglia di contattarci».
Da un anno e mezzo è attivo il programma denominato "Piccolo
principe" che si occupa di bambini sottoposti a violenze di ogni
tipo. Il centro "Diogene" di via Del Santuario affronta invece
gli aspetti legati alla prevenzione del disagio giovanile. «Intanto»,
spiega ancora Milena Grilli, «va detto che in questi venti anni il
numero degli eroinomani è rimasto invariato, mentre è cresciuto quello
di giovani che fanno uso di exstasi e di nuove droghe. La nostra non è
una struttura chiusa: c'è un primo centro di accoglienza in via Regina
Margherita, poi la comunità terapeutica tra Vestea e Loreto Aprutino, e
infine la comunità di reinserimento a Pescara, l'ultima fase del
programma che serve a reintrodurre i ragazzi nella società». |

L'ingresso del centro Diogene in via del
Santuario |
Annalisa
Pomponio, sociologa e responsabile del Centro studi di solidarietà,
fornisce le cifre dell'attività dell'associazione: «Dal 1985 al 2000
abbiamo avuto 894 ingressi e 562 abbandoni, ragazzi, cioè, che hanno
lasciato il programma terapeutico prima della sua conclusione. |
Quelli
che lo hanno portato a termine con successo sono stati invece 237. I
cosiddetti contatti sono stati 963, i colloqui 690. L'altro programma,
quello legato alla prevenzione del disagio giovanile, ha visto 181
ingressi dall '85 al 2000, 89 abbandoni e 59 conclusioni del programma.
Per quel che riguarda invece il progetto del "Piccolo
principe", che riguarda bambini che hanno subìto violenze anche
sessuali dagli adulti, sono stati accolti sette minori dal gennaio 2000
ad oggi, e sei sono le presenze attuali».
Il centro fu fondato nell'81 con l'idea di farne un centro di ascolto e
di consulenza per i genitori. Poi arrivarono i primi ragazzi. s.o. |