Con la Finanziaria 2006 l’allora governo Berlusconi introduce “a titolo iniziale e sperimentale” il 5 per mille per “sostenere il volontariato, le Onlus, la ricerca scientifica e sanitaria, nonché i Comuni per le attività sociali svolte”. Nel corso del 2007 l’Erario (che nel frattempo ha avviato verifiche e controlli escludendo oltre 7mila soggetti – come ad esempio golf e yacht club, ma anche recentemente fondazioni e comuni) sancisce che solo nel 2006 oltre sedici milioni di contribuenti italiani hanno fatto la loro scelta devolvendo una somma di circa 328 milioni di euro alle Organizzazioni di volontariato. A tutt’oggi le singole organizzazioni sanno quanti contribuenti e l’ammontare delle donazioni per ciascuna associazione; questi euro, però, non sono stati ancora erogati.
Lo scorso settembre il governo pubblica la prima bozza del “Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per il 2008” dove non c’è traccia del 5 per mille. Interrogazioni parlamentari dei senatori Francesco Ferrante e Luigi Bobba (datate 27 settembre), risposte del sottosegretario Letta e del Ministro Ferrero, ed alla fine con un emendamento viene reintrodotto il 5 per mille anche per l’anno 2008. Tutto bene dunque? No, perché ancora il 5 ottobre gli stessi senatori Ferrante e Bobba
dichiarano:
"Non esiste alcun articolo né nella manovra per il 2008 né nel decreto fiscale collegato che preveda la possibilità per il contribuente di destinare il 5 per mille ad associazioni di promozione sociale o ad organizzazioni di volontariato per la dichiarazione dei redditi 2007 e nemmeno per quella 2008. Questa dimenticanza è dettata da un errore o da malafede? Sarà facile verificarlo quando il governo dovrà dichiarare se esiste o meno copertura all'emendamento che presenteremo in Senato per introdurre il 5 per mille in modo definitivo, permanente e senza alcun
tetto". 
Il senatore Luigi Bobba
Il settimanale Vita lancia quindi una iniziativa online ed una manifestazione per il 10 ottobre, in occasione della quale il ministro Ferrero
rilascia una intervista in cui dice:
“per il 2007 abbiamo portato il tetto da 250 a 400 milioni. Sempre 400 milioni costituiranno il budget del 5 per mille del 2008”.
Lo stesso sottosegretario alla Presidenza, on. Letta, in un articolo per “Il Sole-24Ore” assicura:
“con la nuova manovra vengono stanziate risorse aggiuntive per complessivi 400 milioni di
euro”.
Ma il 18 ottobre viene reso pubblico l’emendamento alla Finanziaria per modificare l’art. 84:
«2-quinques. Per le finalità di cui al comma 2 bis (5 per mille per l'anno finanziario 2008,
ndr) e seguenti del presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di 100 milioni di euro per l'anno 2009».
ovvero, circa un quarto di quanto i contribuenti italiani hanno devoluto per il solo anno 2006. E tutti gli altri euro, che fine farebbero?
Si legge ancora nell’articolo del sottosegretario Letta:
“Sarà poi fondamentale assicurare pubblicità e trasparenza sull'utilizzo dei fondi e sulla loro
rendicontazione, per permettere un'analisi comparativa e rendere così più consapevoli le scelte dei contribuenti.”
|

Il sottosegretario Enrico Letta
E’ indubbio che la trasparenza per il contribuente-donatore è fondamentale, ma il sottosegretario non chiarisce l’altro aspetto: come può un contribuente, al momento di dichiarare se e a chi vuole donare il suo 5xmille, sapere se quei soldi confluiscono nei cento milioni che saranno ripartiti tra le onlus o se finiranno nei circa trecento che andranno ad incrementare le casse dell’erario statale?
E in base a quale meccanismo avverrà la ripartizione tra gli aventi diritto? Se la rimessa è “diretta” i conti sono semplici: tanto hanno donato i contribuenti all’associazione X, tanto la stessa associazione riceverà come contributo; ma se viene inserito un tetto massimo occorrerà risuddividere la somma (100) tra tutte le associazioni che hanno ricevuto donazioni. In che modo? E chi sarà a deciderlo? E perché una associazione deve “rendicontare” (e a chi?) di come ha speso quanto ha ricevuto con il 5xmille? Ma il 5xmille non era una liberalità di un privato nei confronti di una organizzazione? Da quando è diventato un bando di gara pubblico?
E meno male che l’on. Letta iniziava il suo intervento con queste belle parole:
“Siamo convinti che esso [il 5xmille, ndr] garantisca sussidiarietà, autonomia e libertà. Sussidiarietà nel permettere che le decisioni siano prese a un livello il più possibile vicino ai cittadini. Libertà nel far sì che sia lo stesso contribuente a indicare quale settore e associazione finanziare. Autonomia nell'assicurare che volontariato e ricerca beneficino di risorse adeguate ai propri obiettivi di utilità generale, senza scontare vincoli imposti dall'alto.”
Se un governo decide un tetto ed una rendicontazione, la decisione non è presa dal basso ma dall’alto: non c’è dunque sussidiarietà orizzontale, ma “interventi a pioggia” statali con soldi dei contribuenti. Se il contribuente non sa se la sua donazione andrà interamente all’organizzazione da lui scelta, ma solo in (quota) parte perché il restante (almeno i tre quarti) li incassa l’erario, non c’è libertà, ma solo un’altra forma di tassazione “camuffata” da liberalità. Se si tagliano (ancora!) le risorse al terzo settore, anche quelle che arrivano direttamente dalle tasche degli italiani, non ci sono autonomia né tanto meno risorse adeguate, ma di nuovo una guerra tra poveri.
Intanto, Nova24 Il Sole 24 Ore lancia una petizione online per un “Cinque per mille stabile e senza
limiti” [6] per chiedere che la norma del 5 per mille:
1) divenga contenuto stabile della nostra legislazione;
2) per la sua copertura non vengano previsti "tetti" o analoghe riduzioni.
Al momento, la petizione ha raggiunto 3900 firme, tra cui Renato Dulbecco, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi e molti altri illustri ricercatori e scienziati.
Sarebbe quanto mai opportuno che ogni organizzazione, ogni associazione, ogni singolo volontario sottoscrivesse la petizione per dare quanto più peso possibile all’iniziativa.
La Finanziaria è attualmente in discussione, i tempi sono estremamente ridotti. Non c’è altro tempo da perdere per far sentire la propria voce e dare un “peso” alla richiesta.
Altrimenti, non resta che rassegnarsi all’ennesimo “scippo”. |