I "GRUPPI SPECIALI"

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UN NUOVO PERCORSO EDUCATIVO
di DANIELA DI PRIMIO e EMANUELA FARINELLI

 

Ecco com'e` nata e cresciuta un'esperienza di prevenzione secondaria per sostenere l'adolescente e la sua famiglia nel cammino di definizione della propria identita` all'interno dei rispettivi ruoli.

La volonta`, da parte del Centro di Solidarieta` di Pescara di offrire una risposta adeguata a esigenze specifiche nel disagio giovanile, ha dato vita nel 1988 all'esperienza dei Gruppi Speciali.
Inizialmente si trattava di concedere un'alternativa al programma di recupero per coloro che presentavano caratteristiche tali (minore eta` e problemi psicologici) da non considerare adeguato l'inserimento nella comunita` terapeutica.
Attualmente essi rappresentano la risposta al sorgere di nuove forme di disagio dell'adolescente, disagio non necessariamente caratterizzato dall'uso di stupefacenti. Ecco perché i Gruppi Speciali si sono staccati dalla struttura terapeutica tradizionale per diventare una proposta educativa di prevenzione secondaria.
Nella nostra esperienza il lavoro con l'adolescente e` risultato, da su`bito, estremamente delicato e impegnativo ma al tempo stesso affascinante, in quanto si tratta di un periodo dell'evoluzione della persona fondamentale per la definizione di sé.
E` vero che in questa fase il ragazzo manifesta conflitto con l'autorita`, attitudine alla ribellione e continui sbalzi d'umore difficili da decifrare; ma e` pur vero che ci si trova di fronte a una persona alla ricerca di una conoscenza di sé sempre piu` profonda, che avverte l'esigenza di rapporti intensi e coinvolgenti, con il bisogno di ampliare i propri confini. 

DI UNA COSA SONO CERTO
La mia credo sia un'esperienza molto vicina a quella di altri ragazzi che come me hanno affrontato il cammino dei Gruppi Speciali.
Dopo il lungo periodo di rifiuto e di opposizione nei confronti del nuovo mondo che presto si sarebbe prestato alla mia conoscenza, va aggiunto inoltre il forsennato insistere dei miei genitori, i quali si fecero portavoce e corpo unico con la struttura.
Solo cosi` riuscii finalmente a inserirmi in quella che viene definita fase di orientamento. Ricordo che da molte situazioni non riuscivo a venire fuori se non con l'aiuto e il sostegno del mio gruppo, costituito dai miei compagni piu` intimi e dagli operatori. Non nascondo che queste persone sono state anche motivo di disaccordi e litigi. Ma forse proprio in quei momenti sono riuscito a conoscermi realmente e a sperimentare la mia debolezza e incapacita` di affrontare le vicende che quotidianamente si presentano nella vita di ogni ragazzo.
Nel corso del mio tempo di permanenza nella struttura, mi sono trovato piu` di una volta in crisi che mi spingevano ad abbandonare tutto e a tornare alla vita precedente, nella quale pensavo di stare bene, visto che gli amici non mancavano. Il resto era un "casino", ma tutto passava in secondo piano, l'essenziale era non ascoltarsi e andare avanti.
Ora posso testimoniare il perché dei miei atteggiamenti passati, grazie a un lavoro approfondito, svolto sulla mia persona, rispetto me stesso, i miei genitori e gli altri.
Mi rendo conto di aver condotto una vita basata sull'ottenere la stima dell'altro e pur di averla ero pronto a svendere la mia esistenza e ad adottare una doppia personalita` in contrasto con quel poco di buon senso che ancora mi allertava.
Un ulteriore traguardo raggiunto e` l'essere riuscito a far chiarezza nel rapporto con mio padre e mia madre; credo di averli riscoperti, dopo averli tagliati fuori dalla mia esistenza.
Ancora non ho terminato il programma, non mi definisco una persona trasformata, sono solo un ragazzo con piu` strumenti per affrontare la vita e cio` che comporta. Devo ancora imparare molto, ma di una cosa sono certo, sono sfuggito al piu` grande dei pericoli: ignorare il male che ci si fa dandosi giustificazioni inutili.

Tommaso

E` POSSIBILE RINASCERE
La conoscenza del disagio di mio figlio, Toni, e` emersa in seguito a colloqui avuti con gli operatori del programma per tossicodipendenti, dove era inserito mio figlio maggiore. Da questi colloqui ho capito che anche il secondo figlio faceva uso di spinelli; di qui la proposta di iniziare il programma dei Gruppi Speciali.
All'inizio ho sofferto molto ad accettare il fatto che per l'uso di spinelli, si dovesse seguire un programma. Il mio primo figlio era all'inizio del programma tradizionale, che prevede la protezione da qualsiasi contatto con persone negative e, nell'incapacita` di prendere decisioni diverse, mi sono affidata alla proposta della struttura.
Nei primi mesi ho sofferto molto, perché nonostante non ne fossi convinta, dovevo costringere mio figlio a fare il programma. Questo periodo iniziale e` stato molto duro. Andando avanti, pero`, constatavo il cambiamento di Toni, finché un giorno mi ha detto chiaramente: "Sai mamma, ti ringrazio per avermi costretto a fare questo programma, adesso mi rendo conto di quanto mi abbia fatto bene; adesso, sto molto meglio di prima ".
Di fronte a questa sua affermazione e al cambiamento in positivo, che notavo in lui giorno dopo giorno, mi sono resa conto di quanto sbagliassi a svalutare il problema spinello. Oggi sono contenta di aver fatto questa scelta.

Bruna

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Quindi, l'intervento educativo piu` idoneo non e` di tipo direttivo, ma deve tendere a sviluppare le risorse e le potenzialita` personali, per sostenere l'adolescente nel suo processo di crescita.
Uno dei punti di forza del lavoro svolto all'interno dei Gruppi Speciali e` il confronto che il ragazzo sperimenta con il gruppo dei pari. Abbiamo potuto verificare che il gruppo risulta di estrema importanza, in quanto l'adolescente ha bisogno di identificarsi e di trovare appoggio e sicurezza nella cultura del "branco". Questa tendenza, anche se viene spesso evidenziata dai genitori come un aspetto negativo del figlio (le famose cattive compagnie), diventa, all'interno di questa esperienza, un fattore di crescita e una condizione che facilita la condivisione con l'altro.
Infatti, le tensioni che il ragazzo vivrebbe nel rapporto con l'adulto "specialista", vengono inevitabilmente spostate nei confronti del gruppo dei pari, permettendo cosi` all'adolescente di abbassare le misure difensive, non ravvisando nei propri coetanei persone da cui difendersi.
Per lavorare in maniera adeguata con gli adolescenti e` stato necessario, inoltre, rafforzare l'intervento sulle famiglie, al fine di sostenerle e aiutarle a definire il proprio ruolo nell'acquistare credibilita`, autorevolezza e capacita` di dialogo con i figli.
Il ragazzo che arriva ai Gruppi Speciali, quasi sempre accompagnato dalla famiglia, e` ancora dipendente da essa (considerata la giovane eta`) e questa dipendenza e` ancora destinata a perdurare ben oltre la conclusione del programma. Cio` fa si` che la riuscita dell'esperienza sia imprescindibilmente legata alla riuscita del lavoro con le famiglie, che rappresentano un prezioso punto di riferimento sia nell'ambito della proposta educativa sia nel periodo successivo, tenendo sempre ben presente l'obiettivo: accompagnare il giovane verso la sua autonomia personale.

Daniela Di Primio e Emanuela Farinelli

 


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