UNA PROPOSTA ATTENTA Al CAMBIAMENTI DEL TEMPO

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CONTRO IL DISAGIO DEL "CUORE DELL'UOM0"
di ANTONIA ARGANESE e LORIANA MANGIFESTA

 

In 20 anni di vita, l'attivita` degli operatori e del Centro pescarese ha modificato l'attuazione dei principi ai quali, da sempre si ispirano valorizzando, stimolando e promovendo la responsabilita` personale.

E` inevitabile un attimo di smarrimento pensando a, quanto tempo e` passato dall'inizio... 20 anni. Tante persone abbiamo incontrato, operatori, residenti, famiglie, volontari... Quante idee, pensieri, riflessioni, sentimenti lungo questi 20 anni! Viene spontaneo pensare a un'analogia: volendo descrivere minuziosamente la crescita di una pianta, e` possibile delinearne le fasi principali, i momenti fondamentali -la messa a dimora, lo spuntare delle gemme, la fioritura, il momento della potatura, nessuno pero` e` in grado di cogliere giornalmente il suo processo di crescita.
Dopo 20 anni appare chiaro che c'e` stato uno sviluppo parallelo tra la "crescita" degli operatori anziani e i "cambiamenti" del nostro Centro; un "concime" fondamentale sono stati sicuramente l'entusiasmo conservato nel tempo e la passione per l'uomo.
L'esperienza di questi anni non ha fatto che confermare come il disagio del tossicodipendente sia il disagio del "cuore dell'uomo". L'affermazione potrebbe apparire scontata, ma per noi e` carica di significato.
Ancora una volta la modalita` operativa di fermarsi a riflettere in una continua disponibilita` a rimettersi in discussione, ha consentito di spostare la nostra attenzione dal "controllo" alla "responsabilita` personale". 

Oggi, nella certezza che in ognuno di noi vi e` una tendenza attualizzante, una tensione alla felicita` le cui radici affondano nella dimensione spirituale di ciascuno, noi operatori orientiamo le nostre energie per stimolare e promuovere la presa di coscienza di possedere questa preziosa dimensione umana.

MAI AVREI CREDUTO
La testimonianza di Luca ne e` una conferma:
"Quando ripenso a questi due ultimi anni della mia vita quello che provo e` incredulita`. Mai avrei creduto, iniziando il cammino che oggi sto percorrendo, di arrivare a chiedermi "chi sono?", "cosa voglio?", e a discutere con gli altri di questioni tanto profonde. 
Per 28 anni infatti ho vissuto per cosi` dire bendato, pensando solo a rincorrere le cose che la societa` odierna ci indica come fondamentali per la riuscita di una persona: una bella macchina, i soldi, il successo, le donne, il potere, ecc. Ma questa vana corsa mi provocava solo un profondo senso di insoddisfazione sia quando riuscivo ad ottenerle, sia quando fallivo.
Trasgredire era l'unica risposta che riuscivo a dare, era la maniera per dire a me stesso e agli altri che questo non era cio` che volevo. Ma cosi` ho innescato solo un processo di autodistruzione difficile poi da fermare.
Oggi mi ritengo un privilegiato (e non un fortunato) perché mi e` stata data una seconda possibilita`. Quel vuoto interiore che ho sempre sentito finalmente si sta colmando. Ho riscoperto valori come l'amicizia, l'amore, l'onesta`, l'umilta`, la famiglia, ho sperimentato di essere in grado di fare anche le cose che non avevo mai fatto, ho dimostrato di valere come uomo anche senza una lira in tasca, senza possedere beni materiali, sono stato amato per cio` che sono e mai giudicato per quello che ho fatto
Con questi presupposti oggi posso finalmente dare un significato alla mia esistenza, tendendo sempre verso quei valori che mi hanno fatto riscoprire la gioia di vivere, credendo di avere in me le capacita` per ottenere tutto cio` che voglio, avendo la possibilita` di scegliere liberamente senza essere schiavo di niente, in continua ricerca.
Se oggi sono su questa terra e` per compiere una missione che da` significato alla mia esistenza e non e`' un caso che io viva. Questa ricerca di senso mi permette di sentirmi vivo tutte le mattine".

E' cosi` che Progetto Uomo diventa quotidianamente il Progetto-Luca.

Antonia Arganese e Loriana Mangifesta

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 Un significato che sempre di piu` ci ha provocati facendoci interrogare rispetto alla valenza della proposta educativa, non tanto in relazione al suo valore intrinseco, che pone il "destino dell'uomo" al centro, quanto piuttosto rispetto alle modalita` di attuazione.
Cosa ha determinato nel concreto questa posizione? E' cambiata "la cultura", intesa come tradizioni, insieme di conoscenze, tipi di comportamento dell'operatore di fronte alla persona. Inizialmente, anche per l'inesperienza, si poneva notevole attenzione all'esito dell'intervento, nonostante si ribadisse, teoricamente, il concetto che al centro dell'intervento vi era la persona.
Cio` accresceva il sentimento di "onnipotenza" dell'operatore costretto contemporaneamente a confrontarsi con le proprie paure e insicurezze. Di qui un atteggiamento rigido, che inevitabilmente rafforzava l'aspetto del controllo.
Il controllo, inizialmente utilizzato come contenimento e verifica del processo di cambiamento, creava nel tempo dipendenza dalla struttura e difficolta` di svincolarsi da essa.
Questo concetto "antico", realizzato con interventi concreti, ha prodotto grandi cambiamenti sia all'interno della struttura sia nelle persone.


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